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Pensieri, Serie TV

Lettera di una ragazza: “Io ero come Hannah Baker. Ecco cosa penso di 13 Reasons Why”

Non avrei mai pensato di condividere con il mondo questa storia. Non ne ho mai sentito il bisogno. È successo tre anni fa, ma, visto che ora dopo il successo di 13 Reasons Why l’argomento “va di moda”, sento il bisogno di dire qualcosa; e spero che questo aiuti le altre persone a capire questa particolare situazione/condizione, invece di giudicare e dire come dovrebbe essere e come ci si dovrebbe comportare in casi simili. Potrei dilungarmi parecchio, ma spero che vi prendiate il tempo di leggere ciò che sto per scrivere.

La prima metà del 2014 ha rappresentato un periodo molto difficile per me. Non andrò nello specifico, ma posso dirvi che in quei mesi mi sono sentita come se stessi annegando. Ogni secondo di ogni minuto di ogni giorno. E non ero disoccupata o senza amici, né circondata da una famiglia che non mi amava — avevo un lavoro, grandi amici e anche una famiglia che mi appoggiava. A prescindere da tutto questo, mi sentivo sola, così indegna, così inutile, una persona impossibile da amare. Mi sentivo come se tutto quello che mi era successo (indipendentemente dalla gravità: una cosa importante, come una lite con un familiare, o piccola, come un amico che mi dava buca) fosse un’opportunità per il mondo di affondare ancor di più il suo coltello nel mio cuore già spezzato.

Tutto si accumulava. Non riuscivo a vedere la luce. Non riuscivo a sentirmi amata. Non riuscivo ad essere felice. Tutto era buio. Sempre.

Molte volte mi sono ritrovata a combattere contro me stessa, per cercare di convincermi a fare la cosa giusta. A cercare aiuto. Ma l’oscurità vinceva sempre. Paura, ansia, disappunto, dolore… Loro vincevano sempre.

È servito un terribile incidente in famiglia per rendermi conto di cosa mi stesse succedendo. Per spingermi a cercare aiuto e a star meglio. Non è stato semplice. Convincere me stessa a vedere la luce è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto. È stato un percorso in salita, ma, passo dopo passo, giorno dopo giorno, molto lentamente, il mio cuore spezzato che stava sanguinando nell’ombra ha iniziato a risplendere e a cercare la luce.
Con l’aiuto della mia famiglia e dei miei amici ho iniziato a vedere il mondo così come era — e non attraverso il velo della depressione.

Ora posso definirmi guarita. Ci sono ancora dei momenti difficili nella vita, a volte sento ancora l’ansia. Ancora sento, a volte, quella sensazione che mi toglie il respiro e che manda il mio cervello in panico. Ma ora i miei occhi sono aperti, e sono convinta che la luce vinca sempre. Ho avuto bisogno della mia famiglia e dei miei amici, che mi hanno aiutata a capirlo. Non ci sarei mai riuscita da sola.

Ecco perché credo così tanto in questa serie. Perché, per me, è stata la mia verità.
Io ero come il personaggio di Hannah, ma lei non aveva la sua famiglia e i suoi amici pronti ad aiutarla. Le persone come Hannah non possono farcela da sole. Non si può dire che “può fare le sue scelte” perché non può. Davvero no. Avrebbe avuto bisogno di qualcuno che le dicesse “Lo so cosa ti sta succedendo, lascia che ti aiuti.” Ma nessuno l’ha fatto.

Non si può dire che i gesti delle persone che la circondavano (piccoli o grandi) non abbiano avuto conseguenze per la sua vita. Cose apparentemente insignificanti, come non prestare la penna a qualcuno, potrebbero dare il via alla peggiore delle crisi di depressione. Siamo tutti responsabili delle nostre azioni (o di quello che, anche per paura, ci rifiutiamo di fare) che hanno conseguenze sulla vita di altri.

La serie non “drammatizza”, né “celebra”, la depressione o il suicidio. Mostra come sono veramente. Le scene dello stupro e del suicidio erano crude? Beh, la vita è cruda. La vita non censura il dolore. È vero, la serie deve migliorare la spiegazione che dà della depressione. Ma ora non lo fa nemmeno in modo totalmente sbagliato.

Spero davvero che le persone inizieranno guardare questa serie con compassione e non per giudicare. Guardate con il cuore e non con la testa. Cercate di capire la verità invece di applicarvi i vostri “fatti”. È per colpa di chi si rifiuta di comprendere se ci sono persone come Hannah. Facciamo in modo che non succeda più. Assicuriamoci che nessuno debba passare ciò che lei ha passato, che nessuno debba ritrovarsi costretto a fare ciò che lei ha fatto. Possiamo ancora fare la differenza, ma solo se iniziamo a comprendere la verità; ed è proprio questo ciò che la serie sta cercando, secondo me, di fare.

Se non siete d’accordo con me va bene lo stesso. Sto parlandone solo ora perché questa serie mi ha toccata fin nel profondo. Ora più che mai, sono grata alla mia famiglia e ai miei amici più cari, che mi hanno aiutata quando più ne avevo bisogno. Molte persone là fuori, però, non hanno, né possono trovare, un appoggio simile.

Sono stata come Hannah Baker. E spero che con questa serie si potrà evitare che anche altri diventino come lei.

Scritto da DaniMei Everett e tradotto da Valentina Ragnoli.

By Luca Prince, 16 maggio 2017
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Luca Prince
In tre parole: sognatore, nerd, cazzaro. Creatore del sito Telefilm Addicted, blogger, cosplayer e amante del web, trascorre il tempo libero a lavorare su mille progetti, molti dei quali gli permetteranno di mollare il lavoro e vivere di passioni (solo nei suoi sogni).
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